Il senso di colpa nel lutto
In uno studio del 2025[1] alcuni ricercatori hanno individuato nella ruminazione un possibile meccanismo attraverso il quale i sensi di colpa e le questioni irrisolte plasmano il disagio legato al lutto e rischiano di alimentare i sintomi del lutto prolungato e le risposte correlate al trauma.
Dopo una perdita, nel tentativo di elaborare l’evento, la mente necessita di ricostruire il passato utilizzando anche le informazioni acquisite successivamente. In questo avvicendarsi di pensieri quindi ciò che sappiamo oggi può confondersi con ciò che sapevamo allora, facendoci perdere però un elemento centrale: la temporalità.
Ecco quindi arrivare qualcosa di molto doloroso: il senso di colpa. “Non ho insistito abbastanza perché si facesse curare”, “Non l’ho salutato dicendogli che gli volevo bene l’ultima volta che l’ho visto”, “Mi sono arrabbiata mentre era malato”, sono moltissimi gli esempi di senso di colpa che emergono nei mesi dopo la morte di una persona cara e che possono interferire con il processo di elaborazione.
Il punto non è tanto stabilire oggi se le colpe siano vere o false, ma piuttosto valutare quali informazioni fossero disponibili in quel momento. Questo è un punto fondamentale: ciò che sai oggi non è ciò che sapevi allora, perché se lo avessi saputo forse avresti agito in maniera diversa.
La colpa è una lente con la quale, a volte, osservando il passato desideriamo controllarne gli esiti: parlare di colpa, quindi, in questo caso, implica parlare di controllo ma occorre sempre limitarne la portata. Possiamo prenderci cura, cercare aiuto, insistere perché qualcuno si curi, la medicina può intervenire e, a volte, cambiare un esito. Ma la realtà resta che la morte non è un evento interamente controllabile.[2]
A volte occorre un luogo in cui tornare su quell’ultima scena, sulle ultime parole, sugli ultimi istanti. Non per continuare a riviverli ma per poter fermarci a riflettere e a separare ciò che era nelle nostre possibilità da ciò che oggi vorremmo disperatamente.
Essere accompagnati può ridimensionare il rimorso, guardarlo da un’altra prospettiva, renderlo pensabile e superabile nel tempo.
[1] Albuquerque, S., Pereira, B. B., Coelho, A., & Pinto, R. (2025). Guilt and Unfinished Business in Bereavement: Rumination as a Pathway to Prolonged Grief and Trauma. Journal of clinical medicine, 14(23), 8582. https://doi.org/10.3390/jcm14238582
[2] Sallnow L, Smith R, Ahmedzai S et al. Report of the Lancet Commission on the Value of Death: bringing death back into life The Lancet, 2022; 399, 837-884