Masse mosse

Masse mosse

La fuga al sud da parte delle persone che in anteprima hanno letto la bozza del DCPM firmato poi l’8 marzo (che creava di fatto un confine rosso fuoco intorno alla Lombardia) ci ha spinto a voler prendere posizione.
Elias Canetti (premio nobel letteratura 1981) ci ha messo 40 anni a scrivere un libro che descrivesse le masse. Una vita intera ad osservare gli uomini per arrivare a Masse e Potere pubblicato nel 1960.
Per quanto la responsabilità sia del singolo oggi, è come masse che dovremmo ragionarci in questo momento per non smettere di comprendere la complessità: siamo uno ma siamo anche tanti.
Ogni sera dalla protezione civile arriva secco il conto di Borrelli. Un numero, una massa di persone.
Torniamo a noi e a ciò che è accaduto sabato notte.
Da un lato la massa statica, noi, fermi nelle nostre case, ma pronti a scaricare un grido di liberazione (forse dovremmo avere molta pazienza prima di esprimerci in questo senso, un tentativo di quel grido è stato l’#milanononsiferma, che oggi appare quasi grottesco avvicinato al nuovissimo #iorestoacasa) e dall’altro la massa in fuga, ritmica.
Chi è rimasto si è sentito più unito agli altri nel momento in cui ha accolto passivamente la visione dei fuggitivi e chi è partito ha dato ascolto ad un’emozione profonda che ci accompagna da sempre e batte forte.
« Il ritmo è originariamente ritmo dei piedi, abbiamo da sempre ascoltato i passi altrui » dice Canetti. E lo dice perché ci era di grande aiuto quell’ascoltare i movimenti quando eravamo circondati di animali che ci minacciavano. Li ascoltavamo e imparavamo a conoscerli. La corsa verso il treno era fatta di passi che tamburellavano su un’emozione, la paura. La fuga si è nutrita della forza di non essere solitaria. Erano in tanti a correre, perché quando si fugge insieme, si fugge meglio. Restare vicini negli scompartimenti del treno ha distribuito il pericolo su tutti e tra tanti nessuno ha creduto di essere il futuro « positivo al tampone ».
Lo sbarramento trovato all’arrivo, poi, ha generato un considerevole panico, un’altra massa, la moltitudine aizzata si è trovata costretta a rispondere.
La conseguenza sulla massa originaria, unita, in fuga e ritmica, è stata la sua disgregazione completa. Ora sono singoli. Da massa in fuga ora sono soli, unici e isolati. 

Ma allargando lo sguardo c’è un’altra massa ancora. Una massa invisibile, esistente da sempre, in passato erano i demoni e dal 1800 si sono trasformati in bacilli.
Scrive Canetti « La loro aggressione (dei bacilli), anziché contro l’anima, punta contro il corpo dell’uomo. Per quest’ultimo possono diventare molto pericolosi. Solo una piccola minoranza di uomini  li ha davvero guardati in faccia attraverso un microscopio. Ma chiunque ne abbia sentito parlare è sempre cosciente della loro presenza e si sforza di non venire in contatto con loro: impresa un po’ precaria data la loro invisibilità. »
Oggi quella massa invisibile è il nostro big one, il nostro covid19.

Sulla massa statica, la massa in fuga e la massa aizzata ha influito in maniera evidente la minaccia della massa invisibile. E’ così da sempre, questi movimenti esistono dalla prima orma umana lasciata sulla terra e altri dovremmo aspettarcene.
Masse mosse dall’angoscia.
Cosa fare? Iniziare a costruire. Altre masse positive, attive, consapevoli e determinate hanno bisogno di formarsi. E informarsi. Per ora da casa, se gli riesce.

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