Il permesso

E’ tempo. Dopo aver approfittato di questa lunga quarantena per annoiarci, vedere, ascoltare, scoprire, creare, cantare, cucinare fino all’ultimo grammo di lievito, se ancora non lo abbiamo fatto è arrivato il momento di guardare in faccia la realtà.
Non la realtà esterna, quella è drammaticamente complessa per riuscire a contenerla in uno sguardo o in un pensiero lineare e a poco può servirci preoccuparci (occuparci prima) di ciò che sarà dato che sarà quando sarà e il futuro è un pensiero, non un fatto.
E’ invece il tempo di darsi il permesso. E no, non sto parlando dell’ennesima autocertificazione che ci fa uscire di casa dichiarando il vero pena sanzioni.
Il permesso che dobbiamo darci è quello di sentire. Sentire il vero.
E’ normale sentirsi depressi, impauriti, nervosi, traumatizzati addirittura. Ma mentre è normale dobbiamo permettercele queste emozioni. Autorizzarci.
E’ doloroso? Certo. Ma non facciamo l’errore di crederci ciò che non siamo. Siamo umani. E come umani abbiamo luci e ombre. Occorre passarci e farci i conti con questo momento per non sprecare questo tempo con un falso sentire.
Lasciamo che esistano queste emozioni, non mettiamole sotto il tappeto o fuori dalla porta, perché appena arieggeremo la stanza torneranno dalla finestra. Evitiamo la quarantena della quarantena.
L’inedito crea ricordi, e cos’è questa se non una situazione del tutto inedita per il genere umano? Allora proviamoci a fissare un ricordo: quella volta in cui ho avuto paura e l’ho guardata in faccia senza scappare (anche perché non avevo un’autocertificazione adatta).
Mettiamo il perimetro però: se sentire paura, essere depressi, nervosi e impauriti è normale e faticoso ricordiamoci anche che queste emozioni sono figlie di una sola paura che ci accomuna tutti: la paura di morire, che per ognuno fa scacco matto in maniera diversa.
Ma buona notizia: non moriremo tutti. No. Non moriremo.
Morirà solo una cosa forse: l’illusione che se non lo vedi non esiste.
Il tema oggi è convivere con le emozioni sgradevoli, perimetrarle per non farle diventare una catastrofe e accettarle, lasciandole emergere.
Darsi il permesso e autorizzarsi a sentire il peggio.
A ciascuno la propria liberazione.

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