Compiti

girl in pink and white floral dress sitting on brown wooden chair

Tormento e dolori: i compiti a casa per alcuni bambini sono un film horror.
Alcuni si trascinano, altri non finiscono mai, altri ancora stanno seduti su quella sedia per ore senza combinare un tubo.
Ma è proprio durante la fase dei compiti che possiamo dare il meglio di noi stessi come genitori. Qui temo di deludere qualcuno: non è stando addosso ai figli che diamo il meglio. Non siamo maestre aggiuntive, siamo genitori. A ciascuno il suo mestiere.

Quello che possiamo fare è avere fiducia nelle sue capacità. E’ solo così che aiutiamo davvero nostro figlio a fare i compiti.
Il principio è: la scuola è una tua responsabilità, io ti posso aiutare se me lo chiedi, ma dovrai cavartela da solo.
C’è un concetto, che rubo all’esperienza di accompagnamento alla scolarità, che condivido volentieri perché credo sia potentissimo: esiste il diritto di non capire una cosa e di dirlo ed esiste anche il dovere da parte di chi accompagna il bambino a spiegare a cosa serve nella vita reale quello che sta imparando.E se ci pensiamo bene…studiare non serve a molto se non c’è questa interazione con la vita reale. La scuola tutta può diventare un peso enorme se nessuno dice mai che quello che stanno imparando serve a qualcosa nella vita vera.
Ogni materia regala un gancio con l’attualità, con ciò che siamo, con ciò che viviamo, con ciò che inventiamo. Qui possiamo fare la differenza, non standogli addosso aiutandoli su ciascun compito e preparandogli la cartella… E’ nel fare collegamento con la vita reale che possiamo sbizzarrirci creativamente, il resto è compito loro appunto.
Dal lontano 1975 risuonano le parole di Francoise Dolto… “Lo ripeto, a otto anni, il bambino deve stare in piedi da solo, controllato, naturalmente, ma nelle grandi linee, e non passo passo.”

 

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