in Pensieri

Prossima uscita Futuro

Sono nata professionalmente all’alba del web 1.0, cresciuta in quel parco tutta erba e pochi alberi in cui ciò che si faceva era tradurre e connettere informazioni. Si partiva dall’offline con una missione chiara: depositare l’informazione nella culla artificiale dell’HTML.
La passività di quell’operazione oggi appare come un dinosauro agonizzante, ultimo della sua specie. L’informazione veniva semplicemente presa e spostata, il confine era netto e spesso, un grande muro alto che pochi potevano attraversare a patto che conoscessero parole segrete e formule magiche impronunciabili. L’FTP era il bastone magico di Mago Merlino. Il parco non faceva rumore, c’era il silenzio…

Lo stato di grazia economico, conseguenza del web 1.0,  ha sconvolto chi in quel silenzio vedeva solo una moda e ha certamente influenzato la mia permanenza nel grande parco che molto rapidamente è cresciuto, si è trasformato. Dal terreno sono spuntati alberi, monumenti, e qualche centro commerciale. Il mio mondo stava cambiando e qualcuno aveva deciso che quel grande muro che delimitava la zona tra l’off e l’online sarebbe presto crollato. Ho assistito al parziale crollo del muro, rilevando che sarebbe stato necessario lavorare ancora molto per abbatterlo del tutto.
Nel parco, ora, eravamo moltissimi. Pseudonimi di identità reali che agivano e collaboravano, osservavano e costruivano, facevano avanti e indietro.
Ognuno di noi aveva così una doppia cittadinanza. Una offline e una online. La legge gravitazionale che esisteva nell’offline pareva scomparire nell’online. E questo dava una sensazione di libertà. Ne conseguivano grandi discussioni ad ogni angolo del nuovo parco che tutti avevamo contribuito a creare. Quel luogo per anni silenzioso, ora aveva un suono, un rumore di sottofondo, un buzz.
Si stava nell’online con una missione diversa da quella di molti anni prima: non erano più le informazioni ad essere connesse e passivamente rilevate, eravamo noi stessi a volerci connettere, noi e il nostro pacchetto di informazioni. Alcuni dissero che il web 1.o ora si chiamava web 2.0.

Con l’abbattimento del muro e il conseguente miscuglio di suoni, oggi sono un’adulta che viaggia su un’autostrada con una macchina velocissima al cui interno il navigatore satellitare indica che la prossima uscita sarà il web 3.0. Il parco di una volta si è trasformato radicalmente in un luogo più simile ad un’autostrada che ad una foresta ricca e statica. Un’autostrada biodiversa, all’interno della quale ognuno può dire ciò che vuole, stare con chi gli pare, costruire ciò che vuole. Ma non solo. Alla prossima uscita, ciascuno sarà “costretto” ad essere responsabile di ciò che farà. La capacità di guidare e di costruire in questa nuova autostrada si fonderà per sempre con la nostra responsabilità. Semplificando: ognuno sarà responsabile del proprio mondo, le tracce lasciate online saranno evidenti e non si disperderanno, di Pippo saprò cosa ha fatto, cosa ha detto e quale reputazione ha costruito online. La reputazione online, forse, diventerà il pendolo di una futura economia.

Se è vero che la reputazione online non sarà più basata soltanto sul lavoro di Pippo ma anche sulla capacità di Pippo di “costruire relazioni sociali eticamente significative “(A.Arvidsson), il futuro prossimo sembra poter diventare una metafora della questione “morale” del chi siamo ma sembra anche tendere alla necessità di dare un valore alle persone che lo vivranno.

Ma questo scenario, particolarmente affascinante, porta con sè, ancora una volta, la questione del digital divide, che diventerà un digital divide diverso da quello che abbiamo ignorato fino ad ora. Cambierà nome anche lui e si chiamerà “semplicemente” emarginazione.
Il web 3.0, che diventerà quasi un invasore di ogni attività, che metterà in contatto oggetti di uso quotidiano diversi tra loro, che solleverà la questione etica della reputazione online, si occuperà anche dell’emarginazione dei “non online”? In che modo avverrà, se avverrà, l’integrazione profonda? Riusciranno l’interdipendenza, l’interconnessione e la cooperazione a rimuovere l’ostacolo?

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