in Pensieri

Trecento persone in salotto

“A cosa stai pensando?”
Io con questa precisa domanda ci sono cresciuta. Direi quasi che mi sono strutturata intorno a questa domanda. Nella mia storia personale è una domanda che spesso mi è stata rivolta da chi non comprendeva il mio silenzio. A guardarla meglio è una domanda che sta nella sfera dell’intimità, della volontà di cogliere un significato taciuto e che ovviamente essendo taciuto andava affrontato delicatamente, con una domanda precisa come un bisturi.
Mia madre e mio padre, amici, nemici, amanti, diverse volte sono stati gli autori di questa domanda. E io stessa, quando vagavo nel buio della comprensione dell’altro ho chiesto sfoderando un’attitudine da chirurgo espertissimo di viscere.
La domanda fa supporre che la risposta, nel momento esatto in cui verrà pronunciata, diventerà un momento di verità. Svelerà qualcosa. L’intestino di un pensiero intimo, autentico.
Ma l’intimità e la propria verità non è per tutti. Ed è una cosa meravigliosa che sia così. Che ci sia uno spazio privato in cui far entrare solo alcuni. Occorre un’alchimia speciale, una trama che si costruisce col tempo, un giardino che ha bisogno di cure e di attenzioni.
Se mia madre, mio padre, i miei amici, i miei nemici e i miei amanti si fossero dati appuntamento nel mio salotto e mi avessero aspettata tutti insieme chiedendomi in coro “A cosa stai pensando?” la mia risposta sarebbe stata qualcosa di simile ad una minchiata che avrei detto senza pensarci su più di tanto.

Perché? Perché se non si è affetti da un narcisismo patologico, forse cento, duecento, trecento occhi che ti guardano e altrettante orecchie che ti ascoltano ti fanno umanamente virare verso una risposta di circostanza. Perché i pensieri, quelli veri, sono preziosi come le lacrime e delle volte sono anche bruttini da vedere per intero.

E’ interessante notare come questa domanda sia entrata nella vita di tutti i giorni per milioni di persone. E’ la domanda che pone Facebook, ad ogni accesso. E cosa altrettanto interessante è vedere in quanti modi minchioni risponde la gente.
Chissà perché lo facciamo. Chissà cosa ci aspettiamo davvero. Quell’intimità forse?
Chissà perché cadiamo nella trappola ogni volta e ogni volta ci aspettiamo che le cose cambino. E intanto ci lamentiamo perché il social non è che un’accozzaglia di roba inutile.
Io credo che le domande siano fondamentali, ma credo anche che sia meglio interrogarsi prima di essere interrogati.

E tu?
A cosa stai pensando?

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