in Accadono cose, Scrivo Storie

Quello che manca*

Ci risiamo. Ecco un altro sintomo. Siamo diseducati. Attenzione diseducati non vuol dire maleducati. Diseducati significa che qualcosa ha corrotto quel sistema di regole, sufficientemente buone, che ci avevano impartito quando eravamo “curiosi”.
Tre secondi di riflessione. Lo sguardo perso nel vuoto.
Occorre ammetterlo. Annoveriamo tra i mali che le future generazioni ci addebiteranno anche questo. La diseducazione. Che ci costa, oramai ce le abbiamo tutte. Depressi, dipendenti tecnologici e diseducati.
Gente in gamba insomma.
Ma di quale diseducazione si parla? Di quella sessuale. Diseducati sessualmente. Lo so, vi sono già scattati i sensi di colpa, i vecchi fantasmi. No, è inutile che andiate a cancellare la cronologia.
Facciamo così: beviamoci un caffè.

Prendete la polvere di caffè e sistematela, ricordatevi l’acqua, chiudete la caffettiera e mettetela sul fuoco. La sessualità potremmo definirla per aspetti. Esiste un aspetto fisico della sessualità (la polvere di caffè), uno emotivo (l’acqua) e uno relazionale (il fuoco).
Buono, grazie.
Il tema della diseducazione è sotto osservazione da anni e per capirci qualcosa la Commissione Europea, visto il clima che tira, si è messa al lavoro. Ha quindi stilato un documento proprio intorno all’educazione sessuale da “insegnare” su quattro fasce di età. La prima è riferita alle bambine e ai bambini dagli 0 ai 4 anni.Ci aveva pensato già Freud e tutta la psicoanalisi a seguire, ma si sa, perdiamo la memoria rapidamente e la batteria è quasi sempre scarica.
Avete visto passare un fantasma per caso? Niente, sarà il caffè, scusate.
A chi si chiede come siamo arrivati a questo punto altissimo di diseducazione si potrebbe rispondere facendo un grande esercizio di generalizzazione e dicendo che se prima il “sessuale” veniva taciuto e punito ora per tutta risposta il “sessuale” viene esageratamente esibito e gridato. Può essere che l’abbondanza generi il disguido? Anche la moderna scienza alimentare parla di questo, per cui un qualche legame dovrà pur esserci tra l’eccesso e la diseducazione.
Sì, va bene fantasma, dopo parliamo, lasciami finire ora.
Quello che manca è un momento di riflessione sociale reale unito ad una sana e consapevole rilettura dei classici (o libidine).
Con calma, senza bisogno di correre. Dare un nome alle sensazioni e ai desideri, anche quelli sessuali, guardandoli in faccia, intercettandone gli sviluppi. Magari iniziando ognuno davanti al proprio caffè, o al proprio fantasma, a piacimento.

 

 

*Questo pezzo è apparso su Nurant – contributo al numero n.17 – ottobre 2016

 

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