in Accadono cose

L’amante immaginata di Motta Visconti

16 giugno 2014

L’amore è quando contro i tuoi interessi sei l’avvocato della difesa delle sue intenzioni. L’amore. Ma quale amore? 
A cosa starà pensando la “collega”, “l’amante immaginata”, del padre e marito assassino di Motta Visconti? Forse al fatto che si è salvata la vita, e come quando piove forte ora guarda come noi, dalla finestra, quella forza distruttrice cieca e spietata che spazza via tutto come un tornado, amori vecchi, scassati, mogli, bambini, passato, presente e futuro. 
E lui a cosa starà pensando? Lui che ora invoca la pena massima e si mette in bocca le parole che non ha saputo dirsi prima di prendere in mano il coltello. Forse a niente. Forse a tutto.
Speriamo che una psicoanalisi per la famiglia, laddove quella degli Stati è impossibile (come scriveva la Salomé a Freud agli inizi della Prima Guerra Mondiale) inizi a diventare un argomento del sociale, un’emergenza reale, un bisogno pulsante come quello di guardare i Mondiali di calcio. 
Speriamo che qualunque sia il trauma che si nasconde dietro queste morti e qualunque sia la vera trama di questa vicenda, a qualcuno torni in mente quella parola che sta scivolando nell’armadio dei tabù moderni: solidarietà. Intesa come spinta gratuita ed etica verso un altro essere umano in difficoltà psichica, emotiva, economica, fisica. 
Solidarietà intesa come capacità di fare da argine là dove si è persa la misura, il controllo, il limite, là dove la disperazione e l’ottusità non parlano ma animalizzano le azioni in un tessuto sociale che è bucato come una porta di calcio.

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