in Scrivo Storie

Due vasche

Domenica mattina. C’è la gara.
M. è emozionata e non sa bene cosa succederà. Sa solo che la chiameranno, ad un certo punto.
Ha dodici anni M. Dodici anni e tre mesi di nuoto, due volte alla settimana. Mentre si infila la cuffia si chiede se tre mesi siano sufficienti per affrontare una gara. Attraversa il corridoio stretto che la porta alle docce. Si toglie l’accappatoio e fa un passaggio veloce sotto l’acqua ghiacciata. Recupera l’accappatoio e a pochi passi da lei ci sono le vasche. Otto. Otto vasche.
Le conta sempre appena arriva in piscina. Ma oggi è diverso. Oggi c’è molta gente, sugli spalti, nei corridoi e quelle vasche sembrano molte di più.
Sente il fischio che annuncia la prima gara. Stile libero. Non è la sua.
Mentre si mette in fila ad aspettare il suo turno pensa ai movimenti che farà, o almeno ci prova. Ronzio nella testa e voglia di farla in fretta questa gara.
Altro fischio. Gara di dorso. E’ la sua.
Sente chiamare il primo ragazzo, poi il secondo, poi il terzo, poi lei, poi più niente. Mentre si avvicina al bordo della sua vasca pensa che anche gli altri ragazzi hanno dodici anni. Sì, però sono alti un metro e settanta. Lei no. Lei arriva a malapena al metro e quaranta.
Fischio di inizio. Lei è in acqua. Un, due … tre, via.
50 metri. Due vasche.
M. non pensa più all’altezza, non pensa più ai movimenti. Va. Semplicemente va. E scorre, scivola nell’acqua veloce, rapida, si sorprende. Guarda le luci sopra di lei, grandi neon che con gli occhi presi di cloro si trasformano in luci annebbiate.
M. va.
Va e respira. Va e pensa solo a finire la prima vasca. Bordo. Capriola. Non ha tempo di girarsi, di guardare come stanno andando gli altri. Sente il rumore, sente la gente sugli spalti, sente le braccia muoversi con le gambe, gambe che ora hanno una forza diversa dal solito. Conta le luci annebbiate, quattro, tre, due, uno – dovrei esserci . Bordo. Fine.
Tira la testa fuori dall’acqua, guarda l’uomo col cronometro e gli domanda il tempo – quanto ho fatto?
– Hai fatto bene. Hai vinto!
M. ride, ed esce dalla vasca scivolando un po’ sul bordo. Sta per perdere l’equilibrio quando sente il suo nome pronunciato al megafono e si dà l’ultima spinta di reni per uscire dall’acqua.
M. scopre la felicità in quel momento, a dodici anni. Sa di cloro e cuffia che le stringe la testa.
Si volta a guardare gli spalti e vede solo gente distratta. M. dodici anni, ride ancora.
Altro fischio. Un’altra gara che comincia. Farfalla.

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