in Pensieri

Poveri neonati

Intorno al pancione di una donna c’è un gran vociferare, un gran dire. Dai corsi di accompagnamento alla nascita, diretti da ostetriche estremiste e seguiti da future madri spaventate, fino al “rooming in estremo” non si fa che promuovere la “vita intrauterina”.
Intorno al neonato e alla neomamma quelle voci sparse si trasformano poi in un coro. E il coro canta la stessa lagna, ovunque ti giri senti l’angosciante ritornello: “Tu non conosci i bisogni di tuo figlio”…

Che se non fosse che sei un’incosciente, finisce che ci credi pure…

La vita intrauterina del feto (che per nove mesi fa il suo dovere e sta dove deve stare, vive dove deve vivere e fa quello che può o vuole), gode oggi di una gran pubblicità. Pubblicità ingannevole. E c’era da aspettarselo.
Secondo i nuovi dettami infatti un neonato ha diritto a rivivere quello che ha perso, a vivere l’esperienza della nascita naturale laddove è stato partorito con un cesareo, ha diritto ad essere allattato fino alla laurea, ad essere massaggiato e oliato affinchè non perda il contatto fisico con la madre  e se strilla e strepita esiste uno studio che garantisce il silenzio della creatura se gli si applica una fasciatura “stretta stretta” intorno al corpo che riproduce, secondo gli scienziati, quello spazio angusto in cui non ci è dato sapere se stesse comodo o meno.
Che ad un certo punto viene da chiedersi “ma se la vita intrauterina era così meravigliosa perchè mai la natura ha deciso che durasse “solo” 9 mesi?”. Se, come dice Francoise Dolto, il neonato e tutte le sue azioni sono tese allo sviluppo, al progresso, perchè mai nei consultori, nei corsi di accompagnamento alla nascita, negli ospedali, in sala parto, nei nidi degli ospedali, non si fa altro che applaudire esageratamente la vita intrauterina preferendola quasi a quella che attende il neonato d’ora in avanti?
Non sarà esagerato tutto questo? Non sarà piuttosto un proiettare i nostri bisogni su chi per ora non può difendersi nè opporsi?

Al neonato, fin dalle prime ore di vita vengono attribuiti bisogni e desideri che non ha.  Che basterebbe osservarlo, ascoltarlo, restare con i piedi per terra e non fantasticare troppo per rendersi conto che è certamente spaesato dalla nuova vita ma questo non gli impedisce di  mandare in continuazione segnali che non hanno niente a che fare con un “desiderio di ritorno al passato”. Anzi. Quella scintilla ben visibile nei suoi occhi fa intendere che il suo bisogno reale e attuale è solo quello di essere accompagnato in questa nuova esperienza. Progredire, andare avanti.
Altro che vita intrauterina, altro che “fasciature strette strette”. Bisogno di cure piuttosto e desiderio di progresso.

Essere madre per la prima volta e pensare che la propria creatura sia dotata di una saggezza “naturale” da osservare, ascoltare, assecondare con misura mescolandola al tuo buonsenso e al tuo risvegliato istinto non è però un atteggiamento conforme.  Desta quasi sospetto.
Ma occorre non mollare: opporsi alla moda dell’allattamento ad libitum,  del “massaggio neonatale per tutti” e delle altre mille robotiche idiozie uscendo dalla logica della madre “fatata e sorridente”. Si può.

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