Killer

Cocktail per il killer d’entusiasmo.

A te, diavolo, offro questa pensata.
Ho inventato un menu con una mousse all’occasione mancata,
un sorbetto di fiducia sfilacciata,
un cabaret di emozione saltata.
Non ti piace niente, picchietti con le dita sul tavolo
allora tieni i miei occhi mettili dentro un martini, caro diavolo
se è saporito il mio velo di tristezza
firmerai un nuovo cocktail: analcolica cattiveria trasformata in amarezza.

Nella valle delle slide

Nella valle delle slide si incammina una non più giovane copy strategist dai capelli bianchi. Osserva gli alberi dei flussi, annusa i refusi appena sbocciati, tocca con mano la consistenza di un concept piantato con tanta fatica e se ne compiace.
Ripensa ai brainstorming silenziosi e solitari utili ad arrivare sul picco della brand awareness e sorride, mentre la nuvola della crisi manageriale sta gonfiandosi sempre di più.
Pioveranno commenti – pensa – ma resteranno a valle, non arriveranno a monte.
Rapidamente allora, allinea l’ultimo titolo, sottolinea l’ultima parola e accende la sua Seniorship che in un click la teletrasporta nella valle delle slide successive. Continua a leggere

Sotto i tetti. smALLhome. Abitare nelle famiglie a geometria variabile.*

Che bella parola “casa”.
Nel mio personale “dizionario affettivo delle cose” sta al primo posto. 
Lo è sempre stata sul podio, saldamente. Prima di pronunciare il “sì” matrimoniale ho pronunciato un “sì voglio abitare qui”.
Quando quel “sì” vestito di bianco è diventato un “non più” vestito di grigio, la mia casa c’era. C’è. C’è per me e mia figlia. C’è per me e il mio lavoro.
Se potessi descriverla come una persona, mi rendo conto dell’iperbole tra queste righe ma voglio arrivare ad un punto chiave, la mia casa sarebbe la signora anziana nera con i capelli grigi che interpreta l’Oracolo in Matrix. Continua a leggere

Promessa oltre l’orizzonte

dedica a Sophie

In mezzo al paese, in passeggiata
si allunga una lingua di legno, molto ventilata,
mentre fa il solletico al mare
la gente ci va a passeggiare.
Al termine di quella lingua ti ho fatto una promessa
nonostante l’età volevo ti restasse impressa.
“Qualunque cosa succeda io e te ce la caveremo
te lo prometto, io e te resisteremo”. Continua a leggere

Quello che manca*

Ci risiamo. Ecco un altro sintomo. Siamo diseducati. Attenzione diseducati non vuol dire maleducati. Diseducati significa che qualcosa ha corrotto quel sistema di regole, sufficientemente buone, che ci avevano impartito quando eravamo “curiosi”.
Tre secondi di riflessione. Lo sguardo perso nel vuoto.
Occorre ammetterlo. Annoveriamo tra i mali che le future generazioni ci addebiteranno anche questo. La diseducazione. Che ci costa, oramai ce le abbiamo tutte. Depressi, dipendenti tecnologici e diseducati. Continua a leggere